MiniBarcelona 2016: Stefano Paltrinieri racconta

26 ottobre, 2016 Commenti disabilitati su MiniBarcelona 2016: Stefano Paltrinieri racconta
MiniBarcelona 2016: Stefano Paltrinieri racconta
Stefano Paltrinieri - ITA156 Adrenalina - Partenza MiniBarcelona 2016

di: Stefano Paltrinieri

Vado pazzo per la MiniBarcelona.
A parte la bellezza della città, l’accoglienza squisita che garantisce il Circolo ed il percorso che si sviluppa su tratte a noi poco congeniali, la cosa più bella è che la si prepara con allenamenti… estivi!
Considerate che dove tengo io la barca, il Garda, da Giugno a Settembre si corona ogni uscita di training con un bel tuffo nelle acque pulite del lago ed avrete l’idea della goduria che ne consegue.
Metteteci che gli ultimi allenamenti in bici avvengono in un’atmosfera magica di primo autunno, sul tipo della Classica delle foglie morte, il Lombardia, e capirete il mio entusiasmo per la regata spagnola.
Venerdì 7 alle 13 eccomi allineato alla partenza della mia quarta edizione.
Vento 4 da 180 e rotta per 130.
ll gruppo si scinde subito in due tronconi: ci sono i fautori del “fast e forward”di cui mi ha parlato Fornaro, che mettono code 0, scadono fuori rotta di una ventina di gradi per correre più veloci ed innescare prima il NE previsto per il giorno dopo.
Io mi accodo a quelli che vanno in rotta diretta con genoa.
Non ho dubbi: con apparente di 35 gradi e 16 di forza il TeSalt non tiene il Code. Noto che anche Paris Texas, Sampaquita e Vamonos, altri Proto, fanno la stessa scelta.

Non è un vento facile. Cambia direzione e, soprattutto, intensità molto di frequente.
L’amato cordino con cui sono solito bloccare il timone di bolina oltre i 10 nodi non ha l’intelligenza di orzare nelle mollane.
Anche il 2000 che funziona col vento apparente è in difficoltà. E’allora il fido 6000 che mena il torrone, ciucciando energia più dell’altro ma con efficacia.
Coi ballast tutti carichi Adrenalina fila sul mare calmo e blu a 5.6-5.8. Di più non si può. Bellissimo.
Il test sulle 24 in assetto regata svolto poche settimane fa sul lago ha dato i suoi frutti.
A bordo tutto è funzionale e riesco a cambiarmi, prendermi cura di me, nutrirmi, carteggiare e dormire in perfetta sintonia con la barca.
Stabilisco un ritmo di un’ora e mezzo al timone ed una di stand by. Non voglio tirarmi il collo, che il vento entrerà più tardi.

Le ore passano, Paris e Sampaquita si allungano un pò via ma il contatto visivo è bello chiaro.
Il primo tramonto ci coglie con vento calante, ma ancora veloci ed in rotta. Il gruppo del Code ormai è frastagliatissimo e lontano sottovento… chissà.
Cala, cala e poco dopo la mezzanotte ci arrendiamo all’evidenza: non è piatta ma poco ci manca!
Per fortuna gira di una ventina di gradi a destra, quanto basta per dare frullone anche su 156.
Troppo leggero! Col Code ed il vento sotto i 4 nodi il pilota non tiene la continua strapoggia della barca. E pazienza Ste, vorrà dire che salterai qualche turno di branda stando al timone…
Sale oltre i 5 nodi e mi appresto a vivere i momenti agonisticamente migliori di tutta la regata.
Nel mare calmissimo e con la brezzolina Adrenalina si sente a casa ed innesta sotto una volta stellata un passo micidiale per tutti.

Attraverso il gruppo come un coltello nel burro fuso, al punto che mi chiedo: “ma questi storditi stanno dormendo tutti?”
No, poverini… solo che stavano incappando in un TeSalt in stato di grazia nelle sue migliori condizioni!
In poche ore passo da “otto luci davanti a quattordici dietro!” Se contate che io sono il quindicesimo e che siamo partiti in 21 vi fate l’idea della posizione.
E’ l’alba e la festa sta finendo. Da ore i lampi occhieggiano, sempre più vicini a NE, ed alle 6, esattamente come previsto, minuto più, minuto meno, il vento cala del tutto ed in un paio di minuti entra di prepotenza il NE, con forza di temporale.
Le manovre a bordo si susseguono concitate: a metà del rassetto dopo l’ammainata previdente ed anticipata del Code, si passa a modalità “terzaroli di prima e seconda mano in rapida successione” con balestrone e buttafuori ancora armati ed il code da rasettare.
Grazie agli allenamenti e, mi piace pensarlo, alle visualizzazioni a secco, tutto fila alla perfezione e, ormai con la luce ben stabilita di un’alba livida, sotto i cumuli che si rincorrono, Adrenalina fila in rotta per le 30 miglia che mancano a Minorca.

Due mani, tutto genoa e ballast carichi. Filo a 7,5-8 nodi. E chi mi riprende più?
Che ingenuo! Non ho fatto i conti con la potenza delle nuove carene , che pullulano in questa MiniBarcelona.
Con la coda dell’occhio colgo un palpito bianco sopravvento. Mi giro … e vedo l’Argo sopraggiungere e passarmi via, meno invelato di me, che sembra spiattellare sull’acqua.
E’ poi il turno di un’Ofcet, con una sola mano alla randa e poi del Nacira e l’AIS mi dice che i P2, più in costa, si stanno allungando irresistibilmente…
Sampaquita, che era bello dietro, dal largo, mi supera ben più veloce ed anche Paris Texas inizia una rimonta meno imperiosa, ma costante.
Dai Ste, l’avevi sempre detto che venivi qui per divertirti e con una barca del ‘94, con tanto traverso, non potevi pretendere i miracoli.
Ed allora mi diverto. Dopo due edizioni (2010-2012) in cui si era corso in costa per il cattivo tempo, finalmente si ritorna al percorso originario ed il periplo di Minorca me lo godo pienamente, sotto questo bel vento, col cielo più stabile, che tende all’azzurro, sempre oltre i 7 nodi.
Che voglio di più?
Forse me lo godo fin troppo e, col senno di poi, nella parte meridionale dell’isola almeno il Code avrei potuto issarlo… ma mi sono imposto di navigare “en doceur” ed, alla fin fine, Enrico Paliaga che su Paris Texas ha fatto tutto il suo dovere, issando il frullone a Mahon, doppia capo Dartuch solo qualche incollatura prima di me.

Ricomincia la rumba.
Usciti dal ridosso dell’isola si ritorna in pianta stabile oltre i 22 nodi, con punte a 25 ed un mare che ora possiamo ben definire formato.
Mi pare che le raffiche entrino più cattive e mi produco in una terzarolatura del genova notturna che scorre come l’olio. Bravo Ste!
Non sto più di un’ora al timone e del resto in questa notte buia, senza stelle e barche a prua di riferimento, la concentrazione massima svanisce in fretta.
Ci si bagna nei frangenti, si scalda il té da equilibrista, si fa pipì nella borraccia che neanche il Circle du Soleil, si sbocconcella a spizzichi, si dorme sballottati e umidi con l’incubo della sveglietta ogni 20 minuti… insomma si rinnova tutto il classico rituale che ora malediciamo ma che siamo sicuri rimpiangeremo nel giro di poche settimane…

Sempre velocissimi ci avviciniamo a grandi passi a Barcellona.
All’alba la costa è ben visibile, a metà mattinata si fanno i calcoli per valutare se si riuscirà a tagliare la linea prima del pranzo con gli amici già arrivati… e a 12 miglia dall’arrivo CIPPA!
Il code armato appena il vento era sceso sotto i 15 e la velocità sotto i 7 sballonzola floscio nell’onda morta.
E’ una fase della regata che non ricordo con piacere, che non sto a narrare, da quanto sarebbe noiosa e tempestata di improperi e che mi infligge un ritardo che non credevo di meritare.
E’ la vela ragazzi, prendere o lasciare ed io ho preso e ne sono fiero e contento.

Nel lungo viaggio di ritorno ho il tempo di comporre i bilanci della stagione.
Il 2016 ha visto Adrenalina gareggiare in tre mari diversi: Ligure in aprile, Adriatico a giugno, Mar delle Baleari a ottobre.
Questo mi è costato ben DIECI movimentazioni della barca, da e per il carrello, ore e ore di allenamento e qualche sacrificio inflitto a chi mi sta vicino.
Credo di avere il diritto ad essere molto soddisfatto e fiero del lavoro svolto!
Ed ora ci si riposa (attivamente!) e si programma un bel 2017 sulle barche degli amici, che Adrenalina negli anni dispari fa da sparring-partner per lo skipper.

 

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