222 MiniSolo – Davide Rizzi racconta…

18 maggio, 2017

Ultimo giorno alla 222 Minisolo.

Alba.

La sequenza è la stessa del giorno precedente: sorge il sole e muore il vento.

Oggi però c’è una variante: arrivano i delfini!

 
Ultimi istanti prima della regata (Foto:Eros Zanini)

 

Un incontro non inusuale nel nostro bellissimo mare, ma ogni volta è fantastico ed emozionante come la prima volta!

Il mare è immobile, la barca anche.

Non c’è niente che sbatte, persino il boma è fermo, ed incredibilmente c’è silenzio!

Li sento respirare prima ancora di vederli. Sono tre, no quattro, no cinque! Il momento è magico. Si danno appuntamento sotto la prua. Si girano sul fianco per guardare questo buffo bipede che armeggia con delle vele in questo momento inutili. Nuotano leggeri in avanti per una decina di metri e poi tornano indietro quasi ad incitarmi: «Dai, corri con noi!»

Ecco, i delfini sono ciò di cui avevo bisogno.

La loro visita spegne sul nascere il mio malumore ed i miei mugugni per la mancanza di vento e mi spinge ad essere positivo e propositivo.  « Datti da fare invece di stare lì a mugugnare».  E allora via, giù il code 0 e su il code 5, vediamo se così riesco a scendere di più. «Andiamo a cercare questo vento a ovest!»

Mi vengono in mente le parole di Michele Zambelli che raccomandava “morale stabile”.

 
Davide e 745 alla partenza della 222Minisolo [Foto: Benedetta Pitscheider]

 

Lo scoraggiamento è deleterio, così come lo sono i facili entusiasmi.  Occorre governare la propria mente e riuscire a farlo è stato uno dei risvolti più interessanti della mia prima regata in solitario.

Quello che ho provato è una sorta di sdoppiamento della personalità: da un lato il Davide Marinaio che fa le stesse cose di sempre: porta la barca, regola le vele, si occupa del carteggio e della rotta. Dall’altro un Davide Supervisore che costantemente tiene d’occhio il marinaio: verifica che sia sufficientemente lucido, lo costringe a prendersi cura del suo corpo mangiando e dormendo regolarmente, lo distoglie dai pensieri negativi, controlla che non faccia “rizzate” (dicesi rizzata errore grossolano dalle conseguenze catastrofiche in cui spesso mi capita di incappare ).

Durante una vacation dopo la Gorgona, quando mi chiedono come va a bordo, rispondo che è tutto ok e che sto facendo degli esperimenti sulla barca e sullo skipper.

Esperimenti sulla barca, certo: mi metto ad ascoltarla, cercando di capire le sue reazioni, come reagisce alle regolazioni, alle diverse configurazioni di vele. Cerco di entrare in simbiosi con lei. Lavoro molto sui settaggi del pilota e quando trovo quello giusto lo guardo lavorare con soddisfazione: «Bravo Paul!» (Paul, da Paul Cayard, è il nome che io e Marzia abbiamo dato al nostro pilota).  Ma anche esperimenti sullo skipper! Sulla barca comitato, scherzosamente si preoccupano e si immaginano che io stia prendendo chissà quali bombe energetiche. Niente di tutto ciò! Alla fine, in tutta la regata, avrò preso solo due caffè in prossimità dell’arrivo.

Gli “esperimenti” sono condotti dal Davide Supervisore che osserva il suo alter ego Marinaio come fosse una cavia da laboratorio: studia le sue reazioni alla fatica ed al sonno, valuta come reagisce a livello emotivo, osserva come prende le decisioni.  E prende mentalmente appunti per il debriefing che faremo all’arrivo e che si rivelerà, come prevedibile, impietoso.

 
Mini650 in azione alla 222Minisolo (Foto: Benedetta Pitscheider)

 

Alla fine il vento da ovest arriva.

Prima 5 nodi finalmente regolari e benedetti come manna dal cielo, poi dieci, poi smetto di guardare l’intensità.

Stered Lostek inizia a correre, felice più del suo skipper.

Io, dal canto mio, cerco di darle tutto ciò di cui ha bisogno per andare sempre più veloce: faccio un matossage accurato, regolo costantemente le vele, mi metto addirittura in falchetta!

Siamo al traverso, randa piena e code 5. Il vento aumenta e la parte di me cresciuta velisticamente su barche normali è in allarme: «Attenzione, rischio straorza!»

Ma questa non è una barca normale; questa, signori, è un Pogo 2, una delle barche più straordinarie che siano mai state concepite!

Con il suo timone sottovento ben piantato nell’acqua, Stered Lostek viaggia a 7-8 nodi dritta e sicura come se corresse su delle rotaie, talmente equilibrata che la barra del timone resta per lunghi momenti ferma.  Che goduria!

Mentalmente mando un pensiero grato al duo Finot- Conq che ha disegnato questo capolavoro.

Il vento aumenta ancora un po’.

La velocità aumenta ancora, ma ora è necessario stare con le scotte in mano, pronti a lascare nelle raffichette. Forse ora la straorza non è più un’ipotesi tanto remota, forse dovrei ammainare il code 5……

Poi mi viene in mente il guru Stefano Paltrinieri quando raccontava dei suoi anni ruggenti coi Mini quando “lo spi grande si ammainava solo quando si finiva con l’albero in acqua”.

Ricordo che, mentre raccontava, mi aveva colpito l’uso del “quando” al posto del “se”: finire con l’albero in acqua non era un’opzione, un’eventualità. Era una certezza! Niente ammainata dunque: scotte in mano e alla via così! E se anche dovessi straorzare non sarà niente di grave!

Alla fine non ci sarà alcuna straorza. Al calar della sera, con le prime luci di Genova ormai ben in vista, il vento gira verso prua e cala inesorabilmente: cinque nodi, tre nodi, un nodo… Il tutto condito da quel tanto che basta di ondina per far sbattere tutto.

Le condizioni che in genere mi fanno perdere il lume della ragione. Impreco, urlo fino a rimanere senza voce ma questa volta rimango comunque lucido e sempre sul pezzo.

Di dormire non se ne parla. Consapevolmente mi spingo nella zona rossa e sperimento, per la prima volta tutti assieme, gli effetti collaterali della stanchezza e della privazione di sonno:allucinazioni uditive e visive, difficoltà di concentrazione.. Insomma tutto il repertorio ben noto ai navigatori solitari.

Voglio vedere come reagisco. Meglio scoprirlo qui, a poche miglia dall’arrivo che in mezzo al mare durante la prossima regata!

La barca che avevo dietro e su cui avevo guadagnato bene nelle ore precedenti si fa sotto di nuovo.

Bisogna rimanere fra l’avversario e la boa…

Inizia un match race surreale alla velocità di un nodo.

Alla fine prevarrà il bravo Alessandro Castelli con la sua Janaina superandomi per poco più di una lunghezza sulla linea di arrivo.

La cosa brucia un po’, lo ammetto ed il sorriso all’arrivo è un po’ stiracchiato. Ma è solo un attimo! Il tempo di ormeggiare la barca e subito mi rendo conto che ciò che si è sedimentato in me e che rimarrà piacevolmente indelebile è ben altro.

 
745 e Davide all’arrivo della 222Minisolo (Foto:Benedetta Pitscheider)

 

Rimarrà il ricordo della tensione nei giorni prima della partenza ed il senso di leggerezza gioiosa subito dopo il via; il grande gioco della regata da cui mi faccio prendere nella bolina fino allaGallinara guadagnando un po‘ di posizioni dopo che mi ero letteralmente perso la partenza.

Rimarrà quella stella cadente enorme dopo il passaggio della Gallinara, la scia così lunga e luminosa da farla assomigliare ad una cometa. La prendo come un buon auspicio dal momento che Stered Lostek in lingua bretone significa, appunto, stella cometa.

Rimarrà il piacere della competizione e la soddisfazione di essere rimasto quasi sempre a contatto con qualche avversario più esperto di me, anche nella prima notte quando, nell’oscurità, avevo perso di vista le barche che avevo vicino. Ero convinto che avessero trovato il refolo giusto e che mi fossero scappate. Invece all’alba eccole di nuovo lì, qualcuna non più dietro ma davanti ma comunque sempre a contatto. Dai dai!!!

 
745 e Davide alla 222Minisolo (Foto: Eros Zanini)

 

Rimarrà la sensazione di non essere solo a bordo. No, non c’entrano le allucinazioni!

Sto parlando di aver coscienza di quante persone hanno fatto in modo che io arrivassi a realizzare questo sogno di fare una regata in solitario.

Sento forte la loro presenza: di Marzia in primis che mi ha supportato e soprattutto sopportato prima della partenza e che sta facendo la stessa regata in equipaggio. Ma anche di tutti coloro che, nel corso degli anni e delle miglia, mi hanno insegnato qualcosa sull’arte della navigazione a vela.

Quando, dopo la Gorgona, mi ritrovo in una situazione meteo diversa da quella prevista e senza riuscire a captare alcun bollettino attendibile, mi ricordo di Paolo (Pinto) che, fra le altre mille cose, mi aveva insegnato a guardare l’evoluzione delle nuvole e mi ritrovo quindi a scrutare il cielo.

Quando sono a contatto con le altre barche mi ricordo di Dario (Badalamenti) che mi ha insegnato a regatare. Quando inizio ad accusare la fatica mi ricordo di Ernesto (Moresino) che mi ha insegnato a non mollare mai. E poi Davide (Bocci) che mi ha insegnato l’importanza del buonumore a bordo e ovviamente il Maestro Riccardo Apolloni, che mi è apparso più volte, nel corso della regata, con i suoi moniti severi.

Rimarranno ovviamente anche i momenti difficili e gli errori come quell’approccio infelice alla Gorgona nel pomeriggio di sabato, con cui mi mi sono giocato probabilmente un paio di posizioni. Errori che è giusto lasciar sedimentare nella mia mente per analizzarli poi a mente fredda in previsione delle prossime regate.

Ma soprattutto rimarrà quel brivido lungo la schiena provato più volte durante la regata, forse dato dall’adrenalina o forse semplicemente dalla gioia di essere lì in mare ad assaporare il momento perfetto, facendo ciò che più mi piace fare e sentendomi al 100% delle mie capacità fisiche e mentali. Perché, in fondo, credo che sia anche per questo brivido che andiamo per mare confrontandoci su queste barche bellissime che sono i Mini650.

 

 

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