Terminata la stagione delle regate, ho pian piano iniziato ad attrezzare
il barchino, ho montato il Marveille, aggiunto una manovra a prua
per ridurre il fiocco direttamente dal pozzetto, revisionato il pilota
per renderlo più affidabile, acquistato il sestante, rispolverato
le carte nautiche, tracciato le rotte, studiato il percorso di 1000
miglia in Mediterraneo previsto dalla classe focalizzando le difficoltà
e i relativi punti di fuga.
Durante il mese di giugno d'improvviso, complici le imprese alla Hexis
Cup di Andrea Pendibene, Susy Beyer, Francesco Renella e Sergio Frattaruolo
impegnati ad affrontare un poderoso Mistral nel Golfo del Leone, l'imminente
partenza per la qualifica di Maurizio Gallo, Luca Riccobon e Giacomino
Sabbatini sul percorso in deroga Genova-Adriatico, le dichiarazioni
di Beppe Facco e Luca Sabiu che anche loro avrebbero provato a fare
la qualifica durante l'estate, le giornate particolarmente lunghe
e una luna che sarebbe stata piena, una finestra di 15 giorni ritagliabile
dal lavoro mi hanno spinto a dire "parto", data stabilita
il 24 giugno.

Il pomeriggio della vigilia preparo velocemente la cambusa facendo
acquisti compulsivi in un supermercato torinese, le attrezzature necessarie
e la borsa. Il 24 giugno carico tutto sul barchino e alle 12 e 30
mollo gli ormeggi con una fifa nera e pochissima convinzione di riuscire
ad arrivare alla fine. Solo il buon Bruno (il direttore del Marina
di Castelluccio) al momento di mettere il fatidico timbro sulla prima
pagina del diario di bordo mi dice CE-LA-FAI, scandendomi bene le
sillabe e non volendo sentire repliche.
Il tempo è particolarmente bello, il vento spira da S-SW e
pian piano Monster inizia a tracciare la sua scia in direzione della
Boa Gialla nel mezzo del Golfo del Leone. I primi giorni passano velocemente,
di notte navigo sottocosta per sfruttare il vento di terra di giorno
navigo a una decina di miglia da costa. Trovo subito il ritmo, due
momenti importanti per riposare al comparire dei primi chiarori del
giorno per 2-3 ore, e subito dopo il tramonto per ulteriori 2 ore
a cui si aggiungono sonnellini spot di 20-30 minuti nelle ore più
calde e durante la notte. Mangio abbondantemente facendo una ricca
colazione, diversi spuntini nella giornata e un pasto completo al
tramonto accompagnato da un bicchiere del mio vino preferito prodotto
piccola azienda agricola di famiglia in Sicilia.
Raggiungo le Porquerolles, primo way point obbligato, da lì
in avanti prua a Ovest e rotta diretta sulla Boa posta nel mezzo del
Golfo del Leone, l'armo prevede sempre a riva Randa e Genova a cui
quando possibile aggiungo spi grande o frullone.
Le previsioni diramate da Meteo-France sono particolarmente confortanti,
non vi sono differenze di pressione importanti tra la zona est e quella
ovest del golfo del Leone (indice di Mistral) il vento continua a
provenire dal settore Sud ruotando tra SE e SW pertanto o lasco o
bolina ma comunque sempre rotta diretta.
Il 27 giugno il vento ruota a NE e rinfresca un po', ma nulla di preoccupante,
alle 10:21 giro la fatidica Boa, strambo, trasloco i pesi, faccio
le foto di rito e rotta su Cabo Creus, l'emozione è grandissima
e il morale alle stelle. La discesa verso le coste spagnole è
rapidissima grazie allo spi che tira il barchino e il pilota che mantiene
la rotta, io leggo una raccolta di storie avventurose scritte da un
giornalista del Corriere, mangio, fumo qualche sigaretta e mi godo
la splendida crociera. Al tramonto sono sotto Cabo Creus, il traffico
di navi inizia a essere intenso, tutte le volte che temo una collisione
con i giganti del mare, chiamo al VHF: mi rispondono tutti, dalle
plance di comando mi comunicano la loro rotta e mi spiegano se passeranno
davanti o dietro il moscerino giallo, spesso scambiamo ancora qualche
parola e ci auguriamo reciprocamente una buona nottata sotto le stelle
e una piacevole navigazione. Gli ufficiali inglesi sono quelli che
mi lusingano maggiormente con la loro proverbiale gentilezza e i loro
modi affabili.
Nella notte passo Cabo San Sebastian e inizio a puntare verso Barcellona.
La navigazione fino alla capitale catalana è piacevolissima,
all'alba incrocio la flotta peschereccia di Palamos che si dirige
verso il Golfo del Leone, saranno almeno una trentina di paranze,
quasi tutte a gruppetti di 2-3 del medesimo colore. Si procede di
bolina, bordo su bordo, sotto costa con 12 nodi di vento, incrocio
decine di barche segno di un'estate ormai iniziata, dal semplice yacht
con la famigliola che sta facendo la sua uscita giornaliera, alla
barca scuola del villaggio turistico con 4-5 allievi a bordo, al motoscafo,
al barcone stracolmo di turisti.
Alla sera vedo la città di Barcellona, la stanchezza si fa
sentire e non mi è possibile riposare a causa del traffico
generato dal porto. Una rivista alla cambusa mi fa rendere conto che,
complice il bel tempo, ho consumato più cibo del previsto e
che da lì in avanti dovrò stare un po' a stecchetto
almeno per ciò che riguarda i cibi freschi, mentre le buste
di liofilizzati Aptonia sono invece più che abbondanti. Alle
4 giro la Boa che scorgo solo all'ultimo e sulla sinistra al posto
che sulla dritta dove la cercavo
non ci sono andato a sbattere
per un pelo, isso lo spi e rotta verso est si torna a casa. Resta
l'amaro in bocca per non avere sorseggiato una cervezita sulla rambla,
e non aver degustato jamon serrano e tapas (che di sti' tempi proprio
schifo non fanno).

Ripercorro velocemente la costa Brava alle andature portanti, i messaggi
degli amici diventano sempre più frequenti, Andrea Iacopini
e Andrea (mio fratello) iniziano a darmi previsioni dettagliatissime,
in prossimità di Palamos, ascolto i bollettini spagnoli e francesi
per le successive 24 ore che non sono proprio confortanti, nel Golfo
è previsto un NW 5-6 che mi spaventa alquanto non avendo mai
visto il Mistral e avendo più volte sentito racconti terrificanti.
Non è diramato alcun BMS che scatta solo con il forza 7 pertanto
bisogna andare avanti, non è permesso fermarsi. Alle 5 del
mattino supero Cabo Creus e inizia la risalita verso la boa. Il vento
si fa sentire, 25-30 nodi da NW, il mare ci riserva diversi frangenti,
ma tutto sommato la velocità è ottima, la rotta quasi
diretta, e a bordo non si sta poi così male con pane e nutella,
caffè e sigarettine. Man mano che ci si allontana dal capo
la situazione dovrebbe migliorare e pertanto procedo.
Passano le ore ma la situazione non migliora come sperato, il vento
rinforza ancora e inevitabilmente l'angolo di bolina si allarga, non
si è più in rotta diretta, inoltre il GPS non segna
più il punto nave, i barconi plananti per la pesca con i palamiti
scappano veloci sotto costa, mi trovo solo con qualche nave che si
avvicina un po' a costa per soffrire meno l'onda, inizio a chiedermi
se non sarebbe opportuno tornare indietro, ma la cosa proprio non
mi va giù e decido di rimandare la scelta.
Alle 10 il GPS continua a non segnare il punto, il morale inizia
ad andare a terra, mi chiedo come farò a trovare la boa e dare
la prova del mio passaggio in prossimità di questa, non resta
che sperare che tutto torni a funzionare. Alle 11 finalmente torna
il segnale, il vento cala un po' e le onde diventano sempre più
rotonde e maneggevoli, il Leone sembra essere clemente e benevolo,
poi alle ore 14 giro nuovamente la boa isso lo spi e essendo calato
il vento vado a dormire.
Per tutto il pomeriggio e la notte successiva resto impantanato nelle
bonacce, e arrivo all'altezza delle Porquerolles solo nella notte
successiva.
Al VHF il Cross Med (servizio di soccorso in mare francese) continua
a diramare un avviso di securite, per la ricerca di un'imbarcazione
da pesca denominata "Pedicant", della quale non si hanno
notizie ormai da giorni, finalmente ne danno una descrizione, mi ricordo
che nel mistral dopo Cabo Creus uno dei barconi che scappavano verso
costa era proprio simile alla barca descritta, rispondo all'avviso,
fornendo una descrizione dettagliata della barca, la posizione, l'ora
e la data dell'avvistamento, dico che tutto sembrava in ordine. Mi
chiedono di fornire tutte le mie generalità e i miei recapiti,
dopo circa un'ora di conversazione interviene altro interlocutore
che avvisa che la barca ricercata è amabilmente ormeggiata
in porto e l'equipaggio a casa tranquillo e felice, meglio così
Nella notte passo tra le isole dell'arcipelago di Hyeres e piano
piano mi avvicino alla Giraglia.
La previsione di una vasta area di alta pressione con poco vento per
fortuna è sbagliata, un SW tra i 10 e i 18 nodi infatti mi
spingerà velocemente fino a Capo Corso permettendomi di tenere
su prima il frullone quindi grazie a una rotazione a W lo spi grande.
Durante il pomeriggio al VHF si risente parlare italiano, ad un tratto
Genova Radio mi riporta nella realtà della Classe Mini Italia
sentenziando: "Scusami le spalle: qui Genova Radio la sentiamo
chiaramente ma il segnale è debole". Siamo tornati a navigare
nelle acque di casa, sembra che Giacomino sia in partenza da Loano.
Andrea Iacopini appena il cellulare riceve il segnale mi da conferma
del tutto. Al tramonto avvisto un branco di balene che sbuffano, notte
tranquilla e altre miglia nella scia, alle 10 del mattino del 3 luglio
passo tra la Giraglia e Capo Corso sotto spi, magicamente a Est dell'isola
il vento ruota da SW a NW e si continua così la discesa verso
Giannutri tirati dal grande pallone bianco.

Iniziamo a sentirci al telefono con Giacomo che mi precede di una
trentina di miglia.
Ci confrontiamo sul vento e sui punti con il sestante, scoprendo la
miserrima cambusa che mi resta mi offre di buttare a mare un sacchetto
con del cibo e segnalarlo con un gavitello in modo che io possa raccoglierlo,
ringrazio spiegando che gli servirà in futuro e che io invece
sarò davanti a una fumante pasta al massimo tra due giorni.
Andrea Iacopini puntualmente ci chiede informazioni e mi fornisce
gli ultimi aggiornamenti meteo, alle 4 del mattino sono a Giannutri,
adesso mancano meno di 180 miglia per arrivare a casa, navigo in un
tratto di mare che conosco a menadito, solo quest'anno l'ho attraversato
4 volte
Monster conosce la strada e va da sola. Ci sentiamo
ancora una volta con Giacomo, poi le nostre strade si dividono lui
prosegue verso sud io in direzione di casa: rotta N-NW.
Ancora una bolina fino al canale di Piombino nelle brezzoline, l'ultima
notte un temporale nei pressi della Gorgona, quindi i refoli e le
bavette mi conducono fino a Genova dove alle 22:30 posso finalmente
mettere piede a Terra dopo 11 giorni e 10 ore.
Formalità di rito, messaggini in giro, 2 ore di autostrada
e finalmente
una cena luculliana e l'abbraccio delle persone
care.
Davide Lusso