Si è mai visto che in Atlantico vengano sbagliate clamorosamente
le previsioni meteo?
Dai
non è possibile!
Questo è quello che mi girava per la testa all'alba di Lunedì.
Ricordavo il gelo che era sceso al briefing quando il metereologo
ufficiale aveva previsto N-NW 25-30 con raffiche a 35 per la nottata
in questione ed i musi lunghi che ne erano conseguiti.
Ora la notte era bella avanzata ed il cielo ancora pulito da nubi...
ma non eravamo tranquilli su Duchessa Extra.
Per intanto stavamo soffrendo per quello che, davvero, incarnava perfettamente
il senso di "mare incrociato".Cinque giorni di NE 5-7, uno
di O-NW 4-5, ora NW 4 in aumento... capirete che musica in una Manica
per di più arricciata da una corrente che a quell'ora doveva
configurarsi come "controvento".
Non siamo professionisti della vela, ci alleniamo al lago e facciamo
fatica a totalizzare più di dieci giorni di regata all'anno,
sicchè quando trovi simili condizioni le affronti aggrappandoti
ai ricordi ed all'esperienza, comunque diluita in anni di navigazione
rarefatta... insomma è dura!
Finchè la prua era puntata su Wolf il gioco era comunque malleabile
ma... con la rotazione a NW deciso non ci si poteva più nascondere
dietro un dito: bolina sarebbe dovuta essere e bolina con bordeggio
ci stava toccando e ci avrebbe accompagnato per quasi 100 miglia.
La prova che Dio esiste non si trova nelle lambiccate ipotesi dei
saggi medioevali ma su tali campi di regata.
Avete in mente che fatica fanno le giurie a posizionare decentemente
un bastone di un miglio con due boette? Quale forza sovrumana, se
non una divina, potrebbe posizionare una roccia con un faro lontana
lontana giusto giusto nel letto di un vento Atlantico impetuoso, se
non una forza divina in vene di dispetti?
Ormai è chiaro e ci siamo posizionati mura a destra. Monta,
monta, si vedono le prime strisce di schiuma disegnate sul mare increspato
ed è evidente che la configurazione genoa ed una mano alla
randa è sovrabbondante.
Ricordo nel 2009 sul Ginto di Rossi. Ai primi colpetti oltre i 25
avevamo organizzato un cambio di vela di prua con tutti i crismi,
ingarrocciando il fiocco sotto il genoa da ammainare, mentre ancora
questo portava.
Sarà un anno in più sul groppone, sarà l'antisdrucciolo
un pò liso, sarà che mena di più, sarà,
sarà... ma non ci pensiamo un attimo a fare i puristi della
manovra.
Si poggia un pò lascando randa per diminuire vento apparente
e sbandamento e
si ammaina alla grande la velona di prua, la
si porta in cabina tra uno spruzzo e l'altro e si arma, con grande
difficoltà, l'olimpico
Mi sento un pò come Mr. Bean, con la vela che si dipana più
volte in acqua, o che mi sfugge in alto, lungo lo strallo, issata
dal vento, o quando scivolo in acqua con tutta una gamba, ripetutamente,
slittando fin sotto le draglie... miseria se è dura e come
si vede che manchiamo di questo esercizio specifico.
Benedico mille volte le ore passate in palestra che mi consentono
di uscirne, comunque, senza danni a me ed alla barca e, appena finito,
mi dedico alla riduzione della randa alla seconda mano.
I tempi di recupero sono ottimi e torno alla barra fradicio ma lucido
e soddisfatto dal fatto che Duchessa ha gradito i nostri sforzi e
scivola ben equilibrata e morbida al timone.
Non cambieremo più assetto per quasi 24 ore.
Caprera '76, 500x2 '82, Mini Max '97, Corsicax2 2006... no, non sono
da giocare al lotto ma sono le volte in cui sono stato male in barca
da quando navigo... ed ora ci stampiamo un bel Fastnet 2010!
Considerato il cocktail di umido estremo, tensione nervosa per il
passaggio della Rail, sforzo fisico e impossibilità ad alimentarsi
adeguatamente era inevitabile. Nicola è nelle stesse condizioni
ma non ci facciamo mai sopraffarre dal disagio, continuando ad inanellare
turni e virate, lunghe, difficili e faticose per la presenza dei ballast,
con regolarità ed efficienza.
Chiaro che il disegno tattico che avevamo in mente e cioe' di calibrare
i bordi sul cambio delle correnti va a farsi benedire. Nessuno se
la sente di provare a prendere le tavole ed a ragionarci in quella
centrifuga e siamo alla gestione minimalista della navigazione.
Dalla radio intuiamo però che il tenore di vita non deve essere
migliore sulle altre barche. Anche gli equipaggi Francesi, sempre
tutti pronti a "Tout trés bien à bord" o "nickel"
a profusione se la passano a colpi di TPS, ed i ritiri si susseguono
in buon numero.
Frangente su frangente,picchiata su picchiata, virata su virata, il
waypoint si avvicina dolorosamente sempre più. E' notte ormai
quando decidiamo con tempismo di ridare tela, scorgendo, sempre perfettamente
allineato al vento (e figurarsi!) Wolf Rock, ormai solo più
ad una decina di miglia.
Sono le quattro di mattina quando, finalmente, possiamo lascare un
pò le scotte. Il mare si è di molto calmato, i fari
della Cornovaglia occhieggiano sulla destra ed i nostri stomaci possono
riprendere un minimo di attività. Insomma... un'altra vita!
Allora non lo sapevamo ma l'analisi del tracking ci avrebbe successivamente
confermato la nostra ottima difesa in quelle condizioni.
In vista non c'era nessuno ma un buon gruppo di barche navigava veramente
a sole poche miglia davanti. In pratica non avevamo perso nulla se
non quello che ci avevano inflitto nel Four.

Il tratto dalla Cornovaglia al Fastnet faccio fatica a metterlo a
fuoco ed a ricordarlo per tanto che è stato tranquillo, monocorde
e piacevole con la sua atmosfera veramente ed incredibilmente Mediterranea.
Sole, cielo e mare azzurri, ariette dai 5 ai 10 nodi, sempre ben larghe...
la perfezione... se non per il fatto che, dopo non più di una
decina di miglia di esaltante utilizzo, il frullone ci è finito
in acqua per la rottura della drizza in testa!
Si sapeva che non eravamo lì per fare risultato ma certo che
la perdita di una vela così fondamentale per un tratto fatto
apposta per lei e per di più così lungo, confinava ogni
nostra residua ambizione alla conclusione della regata in tempo massimo.
Bene lo stesso. Ci consideravamo in ogni modo dei privilegiati ad
essere lì e come non godere di un avvicinamento alla ROCCA
in condizioni meteo tanto idilliache?
Senza il pungolo dell'agonismo e la mancanza vivificatrice della velocità
adeguata i turni rischiavano di divenire un tantino sonnacchiosi.
Per fortuna la gracchiante radiolina di bordo captava Radio Cork,
ove un Deejay in stato di grazia somministrava una scaletta fantastica
di canzoni o rare o nuovissime.
A cinquanta miglia dal waypoint un silenzio radio, fin lì pressocchè
assoluto, viene interrotto dalla "vacation" radio di coloro,
e non sono pochi, che stanno già tornando indietro!
Vi risparmiamo i calcoli sul nostro ritardo, così elementari!
La nostra motivazione neppure ora schioda di un millimetro: sempre
a testa bassa, dando il meglio di noi nelle due ore di turno al timone,
che terminiamo sempre stanchi come dopo una mini regata in solitario.
E finalmente, sul far della sera di mercoledì, dopo un'irreale
e caldissima piatta di alcune ore, il profilo del Fastnet compare
all'orizzonte.
Manco a dirlo, Barbabianca mattacchione ci infligge un leggero SW
che proviene proprio da lì... ma cogliamo il bello del regalo.
Nel 2005 eravamo passati col frullone con occhi solo per LUI, nel
2009, di notte, ci era parso terrorifico come l'Occhio di Sauron,
nel Signore degli Anelli.
Ora la bolina ci costringeva beneficamente ad avvicinarci alla costa
irlandese, godendone della vista fantastica e, forse, irripetibile.
Sono le 21 quando, dopo un paio di virate per sfuggire all'immancabile
corrente contraria che ci spingeva ad un contatto quanto mai troppo
ravvicinato col MITO, possiamo lascare in grande ed a rimettere prua
verso il meridione, verso casa.
Che bello quel faro, che emozione! Nessun dubbio che sia valsa ancora
una volta la pena di venirci a doppiarlo, anche da ultimi straultimi.
Ed è spi, spi, spi. La mancanza della drizza in testa ci obbliga
ad issare il grande a sette ottavi. Tuttavia la vela non è
di grande taglia e, seppur un pò troppo gonfia e ciondolosa,
fa onestamente il suo dovere.
Il NE previsto si installa imperiale e solo qualche suo rinforzo che
ci obbligherà a dei brevi tratti a vela bianca, ci impedirà
di dire "abbiamo messo spi al Fastnet e l'abbiamo tolto all'arrivo".
Il risultato comunque non cambia e sono miglia, miglia, miglia, che
si divorano veloci, turno dopo turno, come solo qui si può
fare. Che bello!
Non posso non pensare che, incrociando qui con questo vento, non più
di 150 anni fa, sarei forse incappato nella vista di qualche Clipper,
rutilante di vele, partito in condizioni favorevoli, dai porti di
Sua Maestà.
Che vibrazioni in questi posti...

Anche le cose belle passano in fretta e la nostra tirata al lasco
stretto ha prodotto dei risultati anche in termini agonistici.
La coda del gruppo, che macinava avanti a noi di decine di miglia,
la sentiamo arrivare quando a noi non mancano che una-due ore al taglio
della linea.
Con la Beresina che si stava prospettando, siamo quasi rientrati in
gioco, ridimensionandola in un "normale" distacco di poche
decine di minuti.
Brava Duchessa Extra e consentitemi un bravo ai due co-skipper che
non hanno perso mai il filo della concentrazione, correndo a cronometro
sempre al massimo delle loro possibilità tecniche.
Nel 2005, partendo a fine regata da Douarnenez con la barca imbragata
sul carrello, mi chiedevo se avesse senso che un dilettante si cimentasse
in un contesto così impegnativo, confrontandosi con skipper
così bravi, giovani, allenati e dotati di mezzi.
Dopo cinque anni ci sono tornato, naturalmente per pormi le stesse
domande pensose... e credo che tra qualche anno ci tornerei, o ci
tornerò, a pormele per l'ennesima volta.
Viva il Mini Fastnet
e
viva i Mini 650!
Stefano Paltrinieri
Video disponibile su You Tube a questo Link:
www.youtube.com/watch?v=Kq2HOxBymhc