Credo che il Mini Fastnet sia l'unica regata per cui valga la pena
di spendere qualche riga solo per descriverne i giorni di vigilia.
E' la terza edizione a cui partecipo ed ho già di sicuro raccontato
questi particolari.
Spero di non tediarvi con le ripetizioni, ma mi è impossibile
non sottolineare la splendida unicità di quell'atmosfera, tale
da giustificare un viaggio di quasi 30 ore ed una logistica impegnativa
e costosa, solo per essere lì.
I tetti neri delle case, la calma surreale per noi Mediterranei che
avvolge il paese, il ciclico variare delle maree che rende il passaggio
sui ponti delle banchine o una passeggiata o un'impervia arrampicata,
la funzionalità del circolo e la gentilezza dei volontari che
sono il vero motore della manifestazione... sono tutti ingredienti
di una pietanza dai sapori forti ed unici... da provare!
Io e Nicola ce la siamo presa comoda. Approfittando di una oculata
scelta dei giorni di ferie siamo riusciti a partire addiritura il
sabato prima, così che già da lunedì mattina
Duchessa Extra fa bella mostra di sè, pavoneggiandosi tra i
mostri ed i mostriciattoli che hanno appena finito il MAP e riempiono
già il porto di Treboul.
Se da una parte questo ci consentirà di arrivare al giorno
della partenza belli riposati, dall'altra prolungherà un pò
l'agonia di una vigilia che non può non essere carica di tensione,
data l'importanza del percorso e la fama che lo precede.
Il tempo ce la mette tutta per rendere quanto più nordica possibile
la nostra permanenza. Cielo grigio, scrosci frequenti, la notte con
due piumoni ed il berretto calcato sulla fronte... abbiamo voluto
la bicicletta? Ed ora pedalare!
Dobbiamo ricorrere ad uno sforzo di volontà per tirarci giù
dal letto e sciropparci una mezz'ora di allenamento atletico, ma ci
riusciamo sempre.
Non ci sfugge che ogni giorno due pullman scodellano decine di mocciosi
vocianti che, dopo una vestizione immagino quanto incasinata... si
imbarcano su optimist, catamarani e surf (!) per scorazzare su di
quel mare nero e gelido all'aspetto! Guardo i giovani Rogues, Normand,
Beaudard e non dubito che un decina di anni fa tra quei mocciosi c'erano
anche loro.
Che scuola e che cultura specifica!
Passano gli anni! Riconosco parecchi numeri velici di cui conosco
non solo il proprietario precedente, ma addiritura quello prima ancora!
Forse è tempo che mi faccia da parte...
Fino a giovedì le banchine sono tranquille. Quasi tutti hanno
concluso, come detto, il MAP ed il Club ha avuto la bella idea di
evitare a tutti loro la reiterazione dei controlli di sicurezza, pertanto
non si respira ancora la consueta frenesia pre-gara... ma dal giovedì
pomeriggio...
Ormai il Mini Fastnet è rimasta l'unica prova lunga in doppio
del calendario del Nord, un pò come da noi il GPI. Il suo richiamo
risulta dunque irresisitibile per il "milieu" 650 d'oltralpe,
al di là dell'importanza intrinseca della regata e del fatto
che si tratti della 25ma edizione.
Vincitori e protagonisti delle ultime edizioni della Mini-Transat
girano a decine tra le barche, chi come co-skipper, chi come preparatore,
chi come curioso.
Le Blevec, De Laureyssens, Sineau, Maslard, Cospen, Brasseur, Ryou,
i nostri Apolloni e Klein e potrei continuare per mezz'ora...Tutti
naturalmete a parlare di Mini ed a scambiarsi valutazioni, pareri,
novità, in un cocktail fantastico dall'altissima densità
pedagogica. Che invidia!
Qualcuno mi domanda di Di Benedetto, dimostrandosi assai competente
sulla vicenda e facendo quasi i complimenti a me, in quanto suo connazionale.
Capita l'antifona?

Grazie alla precisione di Nicola, i controlli filano lisci come l'olio
ed incassiamo i complimenti della commissione, Altro che "les
italiens"!
Le sere le trascorriamo nel tranquillissimo (figurarsi!) casotto del
campeggio, a segnarci frequenze di fari, Waypoint e, soprattutto,
le correnti. Che rituale bello ed indimenticabile...
Prima scoperta.
Avevo sempre vissuto nella certezza che al Mini Fastnet, per ragioni
di sicurezza, la data di partenza venisse fissata in funzione del
coefficiente di marea, scelto tra quelli bassi, e l'ora in funzione
di un passaggio del Four, a 26 miglia dal via, immaginato in favore,
o quasi, di corrente.
Palle! Il Bloc Marine ci spara sui denti un 91 di coefficiente, che
di certo basso non è, con un massimo teorico a 120.
Ma il peggio deve ancora venire: si parte alle 13 e verifichiamo che
già alle 18:50 la marea comincerà a "remare"
contro, con un culmine dalle 20 di CINQUE nodi di flusso contrario!
Sicchè abbiamo solo 5-6 ore di tempo per colmare la distanza...
ed il meteo? Ci cadono le braccia: saranno Nord o NW, quindi di riffa
o di raffa ci sarà da bordeggiare, con bordi più o meno
favorevoli ma da bordeggiare. Dal momento di quella scoperta l'umore
cambierà nel nostro alloggio ed i silenzi pensierosi si dilateranno
a dismisura.
Il GPI, col suo bel risultato, ci aveva esaltato e viziato un pò.
Il particolare su cui abbiamo poi riflettuto è che là,
su 540 miglia se ne erano coperte 520 alle portanti, condizioni evidentementi
favorevoli al Te Salt.
Qui è tutta un'altra storia ed il prologo del sabato conferma
i nostri timori.
Si tratta di un bastone di due giri e se nei lati in poppa dobbiamo
quasi farci largo a sportellate per passare, le due boline ci lasciano
poche speranze: ci vanno via tutti, chi da far paura, chi centellinando
il vantaggio, ma ci vanno via.
Porca miseria
Nico, vuoi vedere che al Four rimaniamo i soli
fessi con la corrente contraria, mentre gli altri sono già
dall'altra parte? Parole profetiche!

E si parte!
Siamo grati ad Alessandra che ci ha consentito, col suo lavoro indefesso,
di trovarci in questa invidiabile situazione e ci riproponiamo di
tenere duro ad ogni costo, anche se rimarremo soli, correndo anche
a cronometro al massimo delle possibilità nostre e della barca,
senza condizionamenti negativi ma consci di stare per vivere una avventura
comunque unica e meravigliosa.
Il vento si stabilizza su O-NO, da 15-18 nodi. L'uscita dal Golfo
di Douarnenez è lunga 10 miglia, che copriamo di bordeggio
serrato lungo la costa meridionale dello stesso.
Siamo in gara, ma non ci sfugge la bellezza selvaggia e particolarissima,
per noi meridionali, del luogo. Che splendore!
Il gruppo si allunga ma riusciamo a rimanere attaccati con lo spago
ai filamenti del plotone. Il Super Calin, il Pogo1, alcuni P2 , D2
e Ginto di acquisto recente, l'avveniristico 765 di Remy, si connotano
come i nostri avversari naturali.
Lavorando di ballast riusciamo a tenerli nel mirino mentre molti di
loro devono già fraseggiare coi terzaroli o gli olimpici.
Sono gli ultimi del gruppo, qualche barca loro gemella è già
di molto avanti, ma su qualcuno ho contato 5 cambi di vela di prua
in 10 miglia... tanto per dare l'idea del livello medio dei concorrenti
e della loro determinazione.
Doppiata la meda di Basse Vielle, viriamo e scopriamo con piacere
che il bordo successivo ci porta quasi in diretta sulla punta di St.
Matthieu, porta del Four.
Pesi ben sopravvento, ballast da scoppiare, gambe fuori... inizia
un'angosciante conto alla rovescia, con l'occhio che dardeggia senza
requie dal log , al GPS, all'orologio, alle tavole di marea.
Ce la faremo? Il bollettino prevede per di più temporali forti
nella nottata, con raffiche sui 35 nodi e l'ultima cosa che vorremmo
sarebbe di subirli in acque ristrette.
Come rimpiangiamo il Med, bello e liscio senza sto casino delle correnti...
naturalmente non immaginavamo che i nostri amici della Hexis nelle
stesse ore non la pensavano allo stesso modo, in preda al Mistal incazzato...
Non ce l'abbiamo fatta.
Alle 20 affianchiamo una St.Matthieu che un primo groppo ha reso di
un grigio-verde spettrale da fare paura.
Al diradarsi della foschia scorgiamo 10-15 vele a prua, improvvisamente
fattesi più grosse, quasi raggiunte.
Dovremmo gioirne, ma ce ne guardiamo bene: è una illusione
diabolica. Il fatto è che sono più avanti di noi e sentono
già il flusso contario, ora più forte per loro.
Tra poco toccherà noi passarci e ce lo ritroveremo ben più
forte sul naso.
Abbiamo letto bene le tavole e ci è parso che dopo la punta
di Le Coquet, all'altezza di Corsen, il golfo offra correnti assai
più maneggevoli.
Il problema è arrivarci! Sono solo un paio di miglia... ma
si riveleranno lunghe come la fame.
Siamo di bolina larga, il vento non scende mai sotto i 15 nodi, il
mare è un'olio, più forte di 5-5, 5-6 non si può
andare su di un mini... ma se guardiamo la costa e le mede... non
siamo fermi, tanto da buttare l'ancora ma poco ci manca!
Ricordo il 2009 con Andrea Rossi che faceva le foto al GPS per immortalare
gli OTTO nodi di VMG e mi chiedevo cosa sarebbe successo se l'avessimo
presa per il verso sbagliato... ed ora ci ero proprio in mezzo, coi
nostri 0,2-0,3 di avanzamento sul fondo!
Proprio vero che nella vita occorre provarle tutte.
Le vele davanti sfumano e scompaiono una ad una dietro Corsen. Non
è ancora la solitudine assoluta ma le assomiglia molto.
Al tramonto, che qui significa quasi mezzanotte, ne siamo fuori.
Sfioriamo la meda di Valbelle, che sancisce l'uscita dal Four, a 4
nodi di finalmente reale VMG.
Intorno ancora qualche luce di via, il cielo, per fortuna, è
ancora sgombro. Dai questa è fatta !
Ed ora la seconda tappa. La Manica con la prua su Wolf Rock
ma ancora per poco!
Stefano Paltrinieri
FINE PRIMA PARTE